Lago di Canterno

L'area protetta

Territorio

Il territorio

La Riserva Naturale del lago di Canterno si trova a nord-est della Provincia di Frosinone, territorialmente è divisa tra i comuni di Ferentino, Trivigliano, Fumone, Fiuggi e Torre Cajetani, e si sviluppa nel versante meridionale dei monti Ernici, alla quota di 720 m s.l.m., ha un’estensione superficiale di 1824 ettari, è delimitata, a Sud da Monte Maino (812 m) a Sud-Est da M. Monticchio (737 m.) e M. Barazzo ( 657 m.) ad Est da M. Vasciano ( 653 m.) a Nord-Est da Colle Jove (640 m.) a Nord-Ovest da Monte Porciano ( 953 m) e La Monna (846 m), mentre al suo interno si trovano M. Corniano (640 m.) e M. Carrozzo (587 m) a Nord e Monte dei Fuochi (570 m.) a Nord-Ovest, nel cuore della riserva si sviluppa il Lago di Canterno che rappresenta l’elemento principale dell’intera area, è un bacino di 2 Km² che si estende da Nord-Ovest a Sud-Est. L’intera zona è interessata da fenomeni geomorfologici carsici, sia superficiali che sotterranei, testimoniati dalla presenza sul territorio di doline, grotte ed inghiottitoi, una delle caratteristiche principali dei paesaggi carsici, è il ridotto sviluppo del reticolo idrografico. Il lago stesso formatosi nei primi decenni del secolo scorso, per la progressiva occlusione del suo unico emissario, l’inghiottitoio Pertuso, rappresenta un prodotto superficiale carsico essendo un lago di dolina. Prima dell’occlusione del suddetto inghiottitoio, con l’accumulo di materiali detritici e alluvionali portati dai vari immissari si registravano riempimenti e svuotamenti periodici, in seguito all’occlusione il lago è stato reso perenne dalla Società Romana, l’attuale ENEL, per utilizzarlo in funzione idroelettrica. Le grotte, caratteristiche negli ambienti carsici, sono due, quelle di Madonna della Stella, situate nel versante ovest della Monna e quelle di Corniano, situate ai piedi dell’omonimo monte; per quanto riguarda gli inghiottitoi ce ne sono tre, Bocca di Patoni , la Bocca di Puzziglio, ai piedi del versante settentrionale di M. Barazzo ad una quota di circa 550 m s.l.m. e a poca distanza da questo ad una quota di 530 m s.l.m. la Bocca della Parata.

Fauna

La fauna

La riserva, anche se non molto estesa, presenta una notevole varietà di ambienti naturali, ciascuno dei quali è legato ad una determinata flora e fauna, parlando di fauna, molte sono le specie di uccelli presenti,sia stanziali che di passo. Tra gli acquatici ci sono il cormorano (Phalacrocorax carbo), l’airone cenerino (Ardea cinerea),l’airone bianco, la garzetta (Egretta garzetta), lo svasso maggiore (Podiceps cristatus), la gallinella d’acqua (Gallinula chloropus), la folaga (Fulica atra), il germano reale, il cavaliere d’Italia, ed altri ancora. Tra i rapaci sono abbondanti, sia i notturni che i diurni, c’è il gufo comune (Asio otus), l’allocco (Strix aluco selvatica), il cuculo (Cuculus canorus) il barbagianni (Tyto alba), la poiana (Buteo buteo), il gheppio (Falcus tinnunculus) lo sparviero (Accipiter nisus), il falco pecchiaiolo, il nibbio bruno (Milvus migrans) ecc. Per quanti riguarda i mammiferi c’è la volpe (Vulpes vulpes), la faina (Martes foina), lo scoiattolo (Sciurus vulgaris), il cinghiale (Sus scrofa), l’istrice (Hystrix cristata), il tasso (Meles meles), la talpa (Talpa europaea), il riccio (Erinaceus europaeus), la lepre, piccoli roditori e insettivori . Il lago inoltre è sempre stato un’attrattiva per molti pescatori, infatti molte sono le specie ittiche presenti: la carpa (Cyprinus carpio), l’anguilla (Anguilla anguilla), la tinca (Tinca tinca) il persico (Perca fluvialis), il carasso () ecc.

Flora

La flora

Come è noto la vegetazione varia sensibilmente al variare dell'altitudine: salendo di quota il paesaggio cambia, si osserva una riduzione della vegetazione. A quota più bassa (circa 530 m s.l.m.) si trova il lago, che è soggetto ad una notevole fluttuazione del livello delle acque, e questo fa si che sia povero di vegetazione riparia, essenziale per la stabilizzazione delle sponde, per il rifornimento di materia organica, per il controllo dell’eutrofizzazione delle acque tramite l’assorbimento dei nitrati, per offrire riparo agli organismi acquatici e per la filtrazione delle acque di dilavamento del terreno, ma questo non toglie che le condizioni di umidità favorevoli e la buona fertilità del terreno abbiano permesso la stabilizzazione di un notevole numero di specie vegetali, alcune delle quali, per la particolarità delle condizioni ambientali sono riscontrabili solamente in questa zona, per quanto riguarda la situazione Laziale. In prossimità del lago si sviluppano specie vegetali erbacee igrofile, come ad esempio Polygonum amphibium L.(rarissima), Herniaria incana Lam.(rara), Spergularia rubra L. (comune), Ranunculus neapolitanus Ten.(rara), Rorippa palustris (rarissima), Potentilla supina (rarissima), Trifolium fragiferum (comune), Gnaphalium uliginosum (comune), Pulicaria vulgaris (rara), Carduus nutans (comune), Crypsis alopecuroides (rarissima), Cyperus michelianus (rarissima). Durante il periodo estivo, inoltre, il notevole abbassamento del livello minimo, favorisce l’aumento della concentrazione di sale creando così un ambiente salmastro, habitat ideale per alcune specie eurialine come ad esempio la Corrigiola littoralis L.(rarissima). La tipica vegetazione palustre caratterizzata da giunchi, cannucce, ranuncoli acquatici ecc, non si sviluppa lungo le coste del lago ma a ridosso dei vari fossi, che garantiscono una maggiore umidità durante tutto l’anno a differenza del lago stesso, che come abbiamo detto subisce continue variazioni del suo livello. Sono presenti tre fossi naturali, oltre al Fosso del Diluvio, che convogliano le acque meteoriche, e sono: il fosso Dove, il fosso Padrone e il fosso Riopreta. Nella zona orientale del lago, a poca distanza dalle sponde, estesi sono i campi ad uso agricolo e per il pascolo. Le coltivazioni sono essenzialmente a graminacae, all’interno delle quali trovano il loro habitat ideale alcune specie appartenenti alla famiglia delle compositae (margherite, Bellis perennis e cardi Carduus nutans, Cynara cardunculus altilis) e alla famiglia delle papaveracae (Papaver rhoeas). Le forme arboree iniziano a svilupparsi dal limite di massimo invaso delle acque (550 m s.l.m.), più a valle si trovano latifoglie igrofile come salici (Salix alba e Salix fragilis) e pioppi (Populus alba e Populus nigra ), salendo di quota invece specie mesofite tipiche dell’Appennino, caratterizzate da formazioni boschive di querce rappresentate essenzialmente dal cerro (Quercus cerris) e da boschi misti di latifoglie come il castagno (Castanea sativa), abbondante nella zona nord della riserva verso Fiuggi, il carpino bianco, il carpino nero (Ostrya carpinifolia), la roverella (Quercus pubescens), il ginepro rosso (Juniperus oxicedrus), l’Acero campestre (Acer campestre) e l’orniello (Fraxinus ornus), salendo ancora, le formazioni boscose lasciano posto a forme arbustive rappresentate essenzialmente dal biancospino (Crataegus monogyna). In particolare su Monte Vasciano si trovano il Pino marittimo (Pinus pinaster), il Pino domestico (Pinus pinea) il Pino d’aleppo (Pinus alepensis), il cerro (Quercus cerris) e la Roverella (Quercus pubescens); su Monte Barazzo troviamo prevalentemente il castagno (Castanea sativa); su Colle Jove troviamo il cerro (Quercus cerris) e la roverella (Quecus pubescens) e su Monte Coniano il cerro (Quercus cerris) la roverella (Quercus pubescens) e il Pino nero (Pinus nigra). La Regione Lazio ha individuato due Siti di importanza comunitaria (SIC), una nel versante sud di Monte Porciano (89,6 ettari) ed una nei castagneti di Fiuggi (211,6 ettari) di cui 23,494 ettari ricadono all’interno dell’area protetta. I boschi di conifere su citati (Pino domestico, Pino marittimo e Pino nero), che si trovano su colle Monticchio su Monte Vasciano e sul Monte Corniano sono stati introdotti per azione antropica di rimboschimento. Un microambiente interessante è offerto dalle siepi, rappresentate essenzialmente da ginestre e da specie appartenenti alla famiglia delle rosacae come i rovi Rubus fruticosus e i biancospini Crataegus monogyna, queste offrono riparo ad animali selvatici e vengono utilizzate da molti uccelli per la deposizione delle uova. Questi microambienti si ritrovano anche sugli isolotti che caratterizzano il lago, in questo caso la siepe è rappresentata da specie pioniere e capaci di resistere ai continui cambiamenti del livello delle acque, passando da fasi di emersione durante il periodo invernale a fasi di immersione durante il periodo estivo, lo stesso discorso vale per la penisola, che si trova nella parte orientale del lago ed è unita alla terraferma tramite un braccio che durante i periodi di maggiore precipitazione meteorica viene sommerso lasciando così la penisola separata dalle sponde del lago, e utilizzata per la nidificazione da molti uccelli acquatici. Un altro ambiente caratteristico della riserva è quello roccioso, non alterato dall’attività antropica, qui si possono trovare alcune specie di orchidee, di ginestre di cardi e piante aromatiche come il timo, la mentuccia, il rosmarino ecc.